Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.(E.GUEVARA)

  • RIFONDALEMENE

    DAL LEMENE AL TAGLIAMENTO
      SIMBOLO-FEDERAZIONE-DELLA-SINISTRA-2011




    CIRCOLO DI RIFONDAZIONE      
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Presentazione

Saturday 28 january 2012 6 28 /01 /Gen /2012 20:22

LeviRicordaVoi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per un pezzo di pane, che muore per un sì o per un no. 
Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno. 
Meditate che questo è stato: vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; ripetetele ai vostri figli. 
O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi. 

 
Primo Levi

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Saturday 28 january 2012 6 28 /01 /Gen /2012 20:13

 

- Il consigliere regionale della Federazione della Sinistra Pietrangelo Pettenò ha presentato un'interrogazione per sollecitare la Giunta ad intervenire per evitare che si ripetano casi come quelli che recentemente hanno visto protagonisti due medici dell'Ospedale di Pieve di Cadore. "L'ultimo di questi episodi - ricorda il consigliere - riguarda il primario di cardiologia Jacopo Dalle Mule che faceva scavalcare le liste d'attesa ai suoi clienti visitati a pagamento in ospedale e il primario di ginecologia Carlo Cetera che chiedeva tangenti sempre per anticipare le liste pubbliche. Il consigliere nella sua interrogazione chiede, anzitutto, alla Giunta regionale se qualora siano accertate le responsabilità dei due primari intenda procedere senza indugio al loro licenziamento e di conoscere i dati complessivi dell'attività medica extra-moenia, quali e quanti medici la svolgono, quante siano le loro entrate e quelle per le Asl che autorizzano a svolgere tale professione.

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Saturday 28 january 2012 6 28 /01 /Gen /2012 20:12

NO ALLA LIBERALIZZAZIONE DEL COMMERCIO  

RIFONDAZIONE COMUNISTA- FEDERAZIONE DELLA SINISTRA ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE DEI SINDACATI

domenica 29 gennaio ore 9.30 piazzale Roma-VENEZIA

RIFONDAZIONE COMUNISTA-FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

E’ CONTRARIA ALLA COMPLETA DEREGOLAMENTAZIONE DEGLI ORARI DI APERTURA E CHIUSURA DEI NEGOZI

CHIEDE CONDIZIONI ED ORARI DI LAVORO CONCILIABILI CON LE ESIGENZE DI VITA FAMILIARE

 RIFIUTA IL MODELLO DI SOCIETA’ CONSUMISTICO CHE VOGLIONO IMPORRE

LAVORA PER I DIRITTI DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI DEL SETTORE DEL COMMERCIO E PER IL RISPETTO, DA PARTE DELLE AZIENDE DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE, DELLE ORDINANZE COMUNALI E DELLE LEGGI REGIONALI

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Saturday 28 january 2012 6 28 /01 /Gen /2012 20:07

 

di Marina Alfier, Segreteria provinciale PdCI Venezia

Mentre a Milano i padani spezzati si abbracciavano sul palco in un tentativo estremo di dimostrare che tutto va bene, in una piccola città di questo lembo di terra che è il veneto orientale abbiamo manifestato contro la leganord, di cui qui, tutto è impregnato; a dire il vero lo è stato ma ora che la crisi economica colpisce ferocemente soprattutto quei ceti popolari che più hanno creduto al partito di Bossi, le contraddizioni e la doppiezza vengono a galla e i consensi vacillano; tuttavia da queste parti la lega è ancora forte e la fa da padrona e occupa tutte le poltrone, decidendo i destini di tutti, come le mafie al sud. Lo spunto ce lo ha offerto un parlamentare leghista di qui, che fa anche il sindaco in un paese vicino; doppio incarico dunque! Stavano girando delle locandine in cui questo signore, fotografato in tutta la sua altezza con una bambina dal pigiama a striscie,annunciava una iniziativa pubblica presso una libreria locale, in occasione della giornata della memoria, per parlare di olocausto.Il tutto con ben evidente il logo della Camera dei Deputati. Noi che non siamo gli ultimi sprovveduti sulla faccia della terra e conosciamo questi polli abbiamo intuito che dietro ci stava un'operazione pubblicitaria, dato che a primavera si vota per le amministrative e il nostro onorevole è intenzionato a fare il secondo mandato da sindaco. Abbiamo scritto ai giornali esprimendo il nostro sdegno e riaffermando un concetto fondamentale: un leghista non può essere un antifascista; come uomo egli è libero di dire, scrivere, pensare ciò che crede ma nel momento in cui egli antepone al suo nome il titolo di Onorevole egli un parlamentare della Lega nord e la lega nord è un partito che semina odio razziale alla stessa stregua nel nazifascismo. A dire il vero più di qualche cittadino si è ritrovato su queste nostre affermazioni e abbiamo pertanto deciso che bisognava rispondere ad una provocazione forte. Il nostro qui è ancora un partito piccolo e in fase di costruzione. Abbiamo avviato il tam-tam come si usa adesso, sul web, con le mail e gli sms e oggi, domenica pomeriggio con un freddo pungente, ci siamo trovati per manifestare davanti alla libreria di questo paesotto di provincia. Eravamo poco meno di un centinaio con le nostre bandiere, con quelle della FdS, con i compagni di Rifondazione, con semplici cittadini che hanno risposto al nostro appello, che hanno gridato i nostri slogans e cantato BELLA CIAO, con i nostri cartelli scritti a mano con i pennarelli, come ai vecchi tempi. Abbiamo urlato il nostro dissenso per due ore buone, osservati da passanti increduli che in un posto come San Donà di Piave, tutto questo potesse accadere. Si, perchè San Donà di Piave è decorata medaglia d'argento alla Resistenza per l'alto tributo in vite umane dato durante la guerra di liberazione e il fascismo qui ha colpito duramente. Ad ascoltare l'onorevole padano c'erano solo dodici persone; pensate solo 12 fans è riuscito a portarsi dietro, nonostante l'altisonante titolo di onorevole. Fuori appesi alle serrande sono rimasti i nostri cartelli ben in vista; segnali evidenti che anche qui, in terra padana, si può osare ed essere contro.....basta volerlo. Marina Alfier Comunisti Italiani Veneto orientale

Di rifondazione Porto-Concordia-Fossalta-Teglio-S.mic
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Saturday 28 january 2012 6 28 /01 /Gen /2012 20:06
Roma: dalla piazza un no netto a Monti, all’UE e alle banche

Uno sciopero difficile, ma indispensabile. Contro il governo Monti, lo strapotere delle banche e i diktat dell'Unione Europea. E contro la repressione e gli arresti. Decine di migliaia di lavoratori, studenti e precari a Roma per dire che i sacrifici li devono fare coloro che non hanno mai pagato

Mentre Piazza San Giovanni si riempie di lavoratori e lavoratrici arrivate da tutta Italia, e dal palco si susseguono gli interventi dei rappresentanti delle sigle del sindacalismo conflittuale che hanno coraggiosamente promosso lo sciopero generale di oggi, i fotografi si accalcano. Alcuni attivisti del Comitato No Debito hanno bruciato una bandiera dell’Unione Europea, quella azzurra con le stelle gialle. Un gesto simbolico che racchiude il senso di uno sciopero che definire difficile è dir poco. Uno sciopero tutto politico, quello di oggi, contro i diktat dell’UE e delle banche proditoriamente applicati da Monti e dai suoi ministri. Provvedimenti che stanno strizzando e impoverendo milioni di italiani.

E così i sindacati di base e indipendenti hanno deciso di dare una risposta immediata, nonostante le evidenti difficoltà: il mondo del lavoro dipendente nel nostro paese sembra ancora inebetito da decenni di ‘antiberlusconismo’ e per ora la speranza che dopo il disarcionamento di Silvio le cose possano andare un po’ meglio prevale sulla rabbia e sulla protesta contro una sfilza di provvedimenti iniqui che neanche il Cavaliere si era permesso di adottare. D’altronde Monti ha un compito, e lo sta portando avanti. Con le buone – la propaganda sul ‘salva’ o ‘cresci’ Italia, il sostegno parlamentare trasversale, l’appoggio mediatico quasi totale – e ora anche con le cattive. In 48 ore si sono viste le botte della Polizia ai pescatori a Montecitorio, le cariche ai senzacasa in Campidoglio e una retata anti No Tav realizzata contemporaneamente in 15 province del paese. Una coincidenza affatto casuale. Un segno chiaro di questo governo e dei poteri forti che lo animano e lo sostengano a chiunque, nella società, voglia contrastare il più grande attacco alle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari che questo paese abbia visto dalla fine del secondo conflitto mondiale. 

Ma come si gridava dal palco mobile che apriva il lungo serpentone che da Piazza della Repubblica ha sfilato fino a San Giovanni, “la repressione porterà solo ad un aumento della mobilitazione e della ribellione”. In tanti, oltre che con le bandiere dell’Unione Sindacale di Base o degli altri sindacati, sono venuti a Roma con le bandiere No Tav. Un pompiere in divisa le ha messe tutte e due sulla sua asta, e le sventola insieme. Anche uno striscione recita “Libertà per i No Tav. Le lotte non si arrestano”.  

E poi tante parole d’ordine contro l’assalto ai salari e alle pensioni, contro le privatizzazioni e le finte liberalizzazioni, contro la riduzione della democrazia nei luoghi di lavoro. Per dire che il debito i lavoratori non l'hanno creato e quindi non lo devono e non lo vogliono pagare.

Almeno 40 mila persone hanno manifestato nel centro della capitale, nonostante le metropolitane fortemente rallentate e la penuria di autobus e treni. Decine e decine gli striscioni delle federazioni regionali dell’Usb, dell’Usb Immigrati, dei comparti della Sanità, del Pubblico Impiego, della Scuola, della Ricerca, dell’Inps. I Vigili del Fuoco in divisa dell’Usb, i lavoratori delle telecomunicazioni dello Snater, quelli delle fabbriche (Fiat Mirafiori, Pomigliano, Sevel, ex Alfa Romeo, Thales Alenia Space ecc) dello Slai Cobas, i dipendenti delle cooperative sociali, delle ditte di appalti e dei supermercati dell’Usb e dell’USI. E poi ancora gli autoferrotranvieri dell’Usb e soprattutto quelli dell’Orsa, che in piazza sfilano con una locomotiva che sputa fuoco e allerta con il suo campanello i passanti e i negozianti distratti.

La manifestazione sfila tranquilla ma determinata, e come spesso avviene a Roma lungo il percorso, per fortuna sotto un bel sole che riscalda l’aria gelata della mattina, si gonfia man mano di altri partecipanti. Verso il fondo ci sono gli studenti di ‘Senza Tregua’. Sfilano dietro uno striscione nero che in rosso recita “Studenti e lavoratori uniti. Sciopero generale’ e agitano bandiere rosse, compatti nei cordoni. Subito dietro di loro lo spezzone del sindacato metropolitano: i movimenti di lotta per la casa, i Blocchi Precari Metropolitani, i precari, gli immigrati. Quando passano davanti alla Banca Toscana, in Via Merulana, il clima si anima. Qualche uovo, fumogeni e una scritta – “Spegni il mutuo, accendi le banche” - ricordano che c’è chi dalla crisi trae profitto e ci guadagna.

Il sanzionamento si ripete un po’ più avanti, quando il bersaglio diventa una filiale di Banca Intesa San Paolo – ampiamente rappresentata nell’esecutivo Monti – e poi ancora verso la fine del corteo quando la rabbia dei manifestanti prende di mira la sede dell’Assessorato Comunale alle Politiche Sociali. Anche qui qualche uovo e qualche fumogeno. E tanti slogan contro un’amministrazione Alemanno servile nei confronti dei palazzinari e delle lobby della speculazione e chiusa totalmente alle richieste dei movimenti di lotta per la casa. “Lo spezzone sociale che partecipa oggi a questo sciopero generale, e che non è organizzata nelle forme classiche del sindacato, ha iniziato ieri il suo percorso di mobilitazione” ci spiega Paolo di Vetta, dei Blocchi Precari Metropolitani. “Siamo andati in tanti in Campidoglio a rivendicare un piano casa degno di questo nome. Quello che stanno approvando è un piano di cementificazione, un grande ed ennesimo regalo ai costruttori che stanno per staccare i loro assegni per la prossima campagna elettorale. Dopo le cariche e le botte di ieri in Campidoglio oggi siamo di nuovo in piazza per ribadire che la strada maestra è quella dell’indipendenza e del conflitto, in una relazione sempre più forte con il sindacalismo di base”.

Oltre ai tanti lavoratori e giovani in piazza c’è anche qualche realtà di ‘movimento’. Non le grandi reti organizzate del movimento studentesco che pure qualche tempo fa andarono in corteo dalla Camusso a chiedere lo sciopero generale contro Berlusconi. E anche dai centri sociali della Capitale c’è qualche rappresentanza spuria. Ma non manca lo striscione del Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, che aveva già annunciato la propria adesione nei giorni scorsi. “Siamo in piazza per manifestare contro un governo che prosegue lungo la strada delle privatizzazioni dei beni comuni – spiega Paolo Carsetti - Siamo stati in campo per contrastare l’approvazione del cosiddetto ‘decreto crescItalia’ ottenendo che ne venisse stralciata la parte più negativa che vietava la gestione pubblica dei servizi locali. Un decreto che rimane sostanzialmente di stampo ultraliberista e che nega ampiamente l’esito referendario”.

Poco più in là un gruppetto di manifestanti sfila nei panni della Banda Bassotti, con i sacchi in spalla e le facce di Monti e degli altri ministri attaccata sulla pettorina. E' così che i lavoratori che manifestano vedono l'esecutivo 'salva Italia'. Come una banda di ladri e truffatori. Ogni tanto si fermano e si mettono in posa, per i fotografi. Così come le insegnanti che battono su un tamburo e scandiscono:  “Siamo stanchi di aver pazienza. Insegniamo disobbedienza”.

Di rifondazione Porto-Concordia-Fossalta-Teglio-S.mic
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Saturday 28 january 2012 6 28 /01 /Gen /2012 20:04


«Abbiamo dato una grande risposta di massa. Pensavano di dividerci con la repressione e le intimidazioni ma oggi siamo ancora più uniti».
Nicoletta Dosio è una delle tanti grandi anime del movimento No Tav e racconta con piacere a Controlacrisi di quanto accaduto dopo l’ondata di arresti e di denunce in tutta Italia contro il loro movimento.
«Gli arresti sono avvenuti al mattino e già la sera siamo riusciti ad organizzare una fiaccolata a Bussoleno, il Paese in cui vivono 2 degli arrestati. Saremo stati almeno 3000 davanti alla stazione e nel frattempo ci arrivavano notizie di mobilitazioni spontanee un po’ dappertutto. Anche a Parigi è stato alzato uno striscione per chiedere la libertà dei compagni. Con noi c’erano tutti i volti e tutte le età della Valle. Siamo partiti dalla stazione, a due passi dal negozio di Manlio, il barbiere, uno degli arrestati, ma anche perché nel combattere la Tav noi ci schieriamo con i pendolari, con chi rivendica il diritto ad una mobilità sostenibile e di utilità sociale e non strutturata per arricchire i grandi gestori. I negozi erano tutti illuminati e aperti, i negozianti davanti alle vetrine su cui spiccavano le nostre locandine. CI ha supportato anche il gruppo di imprenditori No Tav  “Etimonia” (Legge della moralità). Siamo passati davanti alla sede della Comunità Montana e nel centro storico, ci siamo fermati davanti all’osteria in cui siamo soliti riunirci. Nella palazzina c’è la sede del comitato, una biblioteca popolare e il circolo del Prc. Poi ci sono anche due stanzette dove vive Giorgio, l’altro compagno arrestato. Alla fine siamo tornati alla piazza della stazione dove abbiamo parlato. Certo che ci sarebbe piaciuto passare davanti alle abitazioni di tutti quelli arrestati o denunciati in tutta Italia. Ognuno di loro è ognuno di noi, non esistono i buoni e i cattivi e questo deve capirlo anche il Procuratore Caselli con i suoi “teoremi”».
Secondo te cosa significa la scelta repressiva?
«È un segnale di debolezza del Potere, un segno di paura. Significa che i tempi sanno cambiando e alla carota vogliono sostituire il bastone, ma così ci rafforzano, è una scelta che si ritorcerà contro di loro che in Valle produce coesione ma che fa riflettere anche fuori. Si è ormai capito che semplicemente le spese per un opera inutile e dannosa verranno pagate con i tagli ai servizi e ai beni comuni di tutti i cittadini in Italia. Lo hanno capito anche le persone comuni che ieri stavano a guardare e solidarizzavano con noi. Ho saputo che davanti alle case degli arrestati,durante le perquisizioni, si sono formati capannelli di persone anziane, di gente normale che non accettava questa repressione, donne e bambini che sanno da che parte stare». 
Ora la manifestazione a Torino
«Si la facciamo in concomitanza con le decisioni del tribunale del riesame. Vogliamo vedere liberi tutti. Con noi sfileranno anche le istituzioni locali, i sindaci con la fascia tricolore che si sentono defraudati dalle alte gerarchie, che vedono perfettamente contigui centro destra e centro sinistra. Anche loro tornano con noi, gli arresti ci hanno ricompattato».

Alla manifestazione nazionale del sindacalismo di base l’intero corteo solidarizzava con il vostro movimento e sembrava percepire la stessa rabbia contro gli arresti.
«Fa bene sentirselo raccontare. Non ti senti solo e ti senti forte. La lotta di ognuno è la lotta di tutti: il piano Marchionne e l’alta velocità, la vertenza dei lavoratori di wagon lits e quella delle piccole testate come Liberazione  strangolate dal governo, il disagio economico della gente che non ce la fa neanche a comperare il giornale che vorrebbe leggere e può sentire solo la voce del padrone. Ci hanno costretti in miti fasulli, hanno fatto rinchiudere la gente in casa perché hanno paura della socialità. Il potere non vuole che la gente si parli, che i conflitti si incrocino. Sui territori e sui diritti dei lavoratori si sta abbattendo la stessa scure, c’è un modello folle di dividere il mondo in corridoi di traffici che spazzano via i bisogni delle persone. Si impone la monocultura che rende schiavi, si delocalizza per aumentare i profitti ed evitare i fastidi.  Noi stiamo anche portando avanti iniziative per il ritorno alla terra e alla produzione a km zero. Vogliamo  restituire il controllo di ciò che si mangia e si produce. Per noi No Tav significa società liberata ed economia diversa. All’inizio ci dicevano che eravamo ideologici. Ma dobbiamo accettare che gli anziani debbano crepare perché non ci sono più i servizi minimi? Accettare la precarietà come condizione di vita e di lavoro? Invece stiamo recuperando la capacità di ribellarci, di incrociare tanti conflitti che si mutano in collegamento. Quando mi dici che la nostra lotta era sentita significa che si va oltre la solidarietà ma si traduce in generosità concreta. I motivi per cui sono stati messi dentro i nostri compagni sono gli stessi per cui si è bastonato i lavoratori l’altro giorno, perché lottano contro un capitalismo crudele e rapinoso e vogliono un futuro». 
I grandi media e molte forze politiche si sono comportati in maniera imbarazzante
«Per i primi si tratta di strumenti in mano alle banche e al capitale. L’informazione è funzionale a questo potere e teme il popolo. I media sono funzionali ad ottundere il cervello, con loro riesci a vedere l’incazzatura ma non gli sai dare concretezza perché non la trasformi in socialità . Il potere domina con la schiavizzazione del corpo ma anche della mente  e del cuore. Se la nostra lotta vince sarebbe un grosso colpo per banchieri e speculatori e per chi distorce le motivazioni della nostra azione. Bisogna alzare la testa e ripristinare il conflitto. Nelle istituzioni oggi non ci sono altro che trasversalità di interessi. Imbarazzante il silenzio della sinistra. Ora tutti gridano contro i “forconi” e gli autotrasportatori ma cosa ha fatto la sinistra per mantenere una propria presenza e una propria proposta in quei contesti? Non ci si è opposti neanche alla guerra, neanche allo smantellamento dello stato sociale, spesso la delega è stata utilizzata non ai fini del bene comune ma per uso mafioso della cosa pubblica». 
Rifondazione comunista ha espresso il proprio appoggio e sta imparando molto dal movimento No Tav
«Io credo che dopo il governo Prodi si debba capire che non è vero che Parigi val bene una messa. Bisogna costruire il recupero del rapporto con le persone. Io sono di Rifondazione, noi durante il governo prodi ci siamo sentiti emarginati ma non abbiamo ceduto. Ci hanno tenuto insieme  anche i nostri vincoli, Abbiamo sofferto col voto per i crediti di guerra in Afghanistan e per tante altre scelte che anche il partito ha subito. Oggi Rifondazione non si può più permettere alleanze con il Pd o con Sel che stanno totalmente dall’altra parte ma deve restare con i movimenti non cercando poltrone. Non dimentico che abbiamo cacciato chi ha votato contro la guerra e dobbiamo imparare da questi errori. È dura certo, ma molte cose stanno cambiando, da noi molti sindaci del Pd emarginati dal partito o fuori linea lo stanno abbandonando e così tante persone. Con le persone bisogna costruire alleanze. Certo il sistema elettorale ti vuole o succube o espulso e anche quello va cambiato ma non accettiamo la logica dei “compagni che sbagliano”. La No Tav è un terreno su cui far crescere il conflitto per dare speranza a chi non ha voce. Io sono convinta che la politica dei servi sciocchi e delle compatibilità non abbia futuro, ma bisogna  affrontarlo il futuro, restare figli della lotta vivente».
In bocca al lupo Nicoletta
«Viva il lupo».

Di rifondazione Porto-Concordia-Fossalta-Teglio-S.mic
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Saturday 28 january 2012 6 28 /01 /Gen /2012 20:03
Diecimila no Tav scaldano Torino. Proteste in tutta Italia

La Val di Susa non si arrende. Diecimila no Tav in piazza a Torino sotto la neve contro la repressione ad alta velocità. Un corteo comunicativo che smonta il terrorismo giudiziario e mediatico. Proteste da Napoli a Milano, da Chivasso a Padova e Mestre

La repressione e il gelo non hanno fermato il popolo che pervicacemente si oppone allo scempio della propria valle. Nonostante una neve insistente e le temperature glaciali, a migliaia si sono ritrovati nel centro di Torino invaso dai cittadini impegnati nello shopping, partendo da Piazza Carlo Felice. “Chi pensava che il popolo No Tav si sarebbe spaventato per gli arresti non ha capito niente. Sono venti anni che mettiamo in conto di poter essere arrestati” riassume efficacemente Alberto Perino che poi denuncia “«Siamo contro questa operazione di Polizia che è stata chirurgica per cercar di dividere e sminuire il nostro movimento».

Come già era previsto da tempo, la manifestazione è stata mantenuta ed anzi si è caricata di un significato ancora maggiore, a partire dalla richiesta che tutti gli arrestati e le arrestate di giovedì vengano immediatamente liberati. Sul furgone che ha funzionato da palco mobile durante il corteo era appeso un cartello rivolto al procuratore di Torino: 'Caselli noi cantiamo Bella Ciao e Non Bacio le Mani’.
Come previsto i valsusini – e tanti torinesi - hanno portato nel capoluogo piemontese alcune delle macerie che la inutile e dannosissima grande opera sponsorizzata dai poteri forti sta causando: nelle loro carriole, portate a zonzo per Torino, hanno messo i bossoli dei lacrimogeni sparati contro i manifestanti, i pezzi del filo spinato che circonda il fortino di Chiomonte, i tronchi degli alberi tagliati per far posto alle installazioni e ai cantieri della Tav.  “Restituiamo ai signori della Tav le loro macerie. Le macerie della libertà di tutti ferita dalla militarizzazione di un intera valle” denunciano i dimostranti.

Tanti dei quali, vestiti da clown, hanno contribuito non poco a sdrammatizzare la situazione e a far calare la tensione, aprendo una canale di comunicazione con una città spaventata dalla propaganda terroristica dei media locali e nazionali dopo la retata di giovedì mattina che ha colpito attivisti e portavoce del movimento in ben 15 province del paese. Nel lungo corteo c’era anche uno spezzone proveniente da Milano con lo striscione «Dalla Valsusa a Milano paura non ne abbiamo» e i nomi degli arrestati milanesi.
Le loro carriole i manifestanti le hanno scaricate in Piazza Castello, davanti al Palazzo della Regione, e attorno gli hanno costruito con il nastro bianco e rossa una simulazione di ‘zona rossa’ difesa da finti militari. Come quella parte della valle che da tempo ormai è stata sottratta ai suoi abitanti in nome della speculazione e da poche settimane ‘zona di interesse strategico’ all’interno della quale chi prova a manifestare può essere immediatamente arrestato. Sempre in piazza Castello, davanti al palazzo della Regione, qualche scaramuccia verbale con i poliziotti schierati, ma niente tensione. Qualche sberleffo dei clown, qualche fumogeno per riscaldare l’atmosfera e qualche adesivo attaccato anche sulle camionette dei Carabinieri. Chi pensava di utilizzare la manifestazione di oggi – in molti, nel Pd, nel Pdl e nella Lega, avevano chiesto di proibirla – per criminalizzare ulteriormente il popolo no Tav è rimasto a bocca asciutta. Ma a leggere i lanci di agenzie ci si accorge che, a tale scopo, tutto fa brodo: dalle uova lanciate contro la ex sede del quotidiano ‘tavista’La Stampa, a qualche scritta contro Monti o Caselli lasciata sui muri.

Nel rapporto della Digos che ha portato ai circa 40 provvedimenti cautelari contro altrettanti attivisti, si parla del presidio sgomberato con violenza quest’estate come di un “ricettacolo permanente di esponenti della violenza organizzata nazionale ed europea”. Alla questura di Torino si parla di una rete nazionale scientificamente organizzata. Ma il teorema accusatorio si comincia già a smontare.

 “Si è fatto tanto can can mediatico per reati sostanzialmente di carattere minore a partire da una retata che ha un sapore tutto politico” ha commentato Giorgio Cremaschi durante la manifestazione.

«Dalla lettura dell'ordinanza - spiega l'avvocato Eugenio Losco - si ricava che le contestazioni mosse ai singoli indagati non sono così precise come ha affermato pubblicamente il procuratore Gian Carlo Caselli». Ad esempio Gabriele Filippi, arrestato giovedì a Genova perché riconosciuto dalle immagini di luglio mentre lancia un sasso controla Polizia, su un braccio ha un tatuaggio che però nella foto non compare...

Iniziative di sostegno al popolo no Tav e di denuncia della repressione sono andate in scena in varie parti d’Italia. Alcune decine di studenti dei collettivi milanesi hanno raggiunto questa mattina l'abitazione di uno dei compagni colpiti l'altro giorno a Milano dai provvedimenti emessi dalla Procura di Torino. Il gruppo è partito intorno alle 9.30 dall'istituto Pascal, in zona Lambrate, alla volta di Vimodrone, dove abita S.L., il 19enne colpito da obbligo di dimora e per questo impossibilitato a uscire dal suo comune per andare a scuola. I giovani, arrivati in metropolitana all'urlo «Se lui non va a scuola, la scuola va da lui», hanno appeso cartelli e striscioni, lasciato messaggi di solidarietà su un muro e tenuto una lezione all'aperto.

A Napoli una cinquantina di attivisti ha occupato per circa un’ora alcuni binari della Stazione Centrale, bloccando due treni. A Mestre invece un gruppo di manifestanti ha occupato questo pomeriggio alcuni uffici di Trenitalia nella stazione ferroviaria, esponendo striscioni con la scritta «No Tav nè in Val di Susa nè in Veneto». Sempre in Veneto, ma a Padova, una trentina di attivisti del Centro Sociale Pedro hanno occupato questa mattina la saletta vip 'Freccia Rossa’ del locale scalo ferroviario. Ieri invece a Chivasso una trentina di attivisti no Tav aveva protestato contro gli arresti contestando l’assessore regionale Claudia Porchietto, intercettata nella sede della locale pro-loco. Sempre ieri sera circa trecento manifestanti si sono riuniti sotto le mura del carcere delle Vallette, a Torino, per dimostrare la propria solidarietà ai compagni arrestati. Durante il presidio, i manifestanti hanno acceso alcuni fuochi e lanciato alcuni petardi.

La prossima manifestazione è prevista per il 25 febbraio a Bussoleno, Nel frattempo il popolo No Tav non dormirà di certo…
Di rifondazione Porto-Concordia-Fossalta-Teglio-S.mic
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Saturday 28 january 2012 6 28 /01 /Gen /2012 19:52


Adriana Pollice

120128napoliOggi l'appuntamento dei referendari. Parlano gli amministratori, leader presenti ma in ascolto
Invasione pacifica oggi a Napoli per il «Forum dei comuni per i beni comuni». Amministratori di diverse aree del paese si incontrano e, soprattutto, accettano il contraddittorio di movimenti, centri sociali, associazioni e cittadini su economia, beni comuni e servizi, welfare e diritti, passando per migranti e lavoro, ambiente e modelli urbani. Il comune di Napoli ha investito molto su questi temi, anche contraddicendosi soprattutto in tema di migranti e sgomberi. Contraddizioni di una società spinta spesso verso il sacrificio neoliberista come «male inevitabile», con il suo corollario di politiche securitarie per sedare il conflitto sociale; ma anche attraversata da sommovimenti e ribellioni.


Ieri sulla sede centrale dell'Università campeggiava lo striscione «Il nostro futuro non è carta straccia», proprio nel giorno in cui il consiglio dei ministri cominciava a discutere dell'abolizione del valore legale dei titoli di studio, per poi rinviare la questione.
«Mi aspetto un dibattito acceso - spiega il vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano, con delega all'Ambiente - soprattutto in tema di rifiuti, un ambito in cui c'è un sapere diffuso. Nel 2001 la lotta contro l'inceneritore di Acerra era una rivolta circoscritta. Ma si è diffusa, oggi è un patrimonio condiviso e nessun giornale si permette più di evocare la sindrome Nimby (acronimo inglese per «not in my back yard», ovvero «non nel mio cortile», ndr). Ma naturalmente l'argomento è vasto, tocca temi come le politiche energetiche passando per esperienze come No Isola delle femmine contro il cementificio, o Scanzano contro il deposito di scorie nucleari». Totò Cuffaro, in qualità di presidente della regione Sicilia, presentò un piano regionale dei rifiuti basato su sette inceneritori. Nel Lazio le comunità sono in rivolta contro le nuove discariche da costruire in aree protette. In Campania l'amministrazione del governatore pidiellino Stefano Caldoro ha presentato all'Unione europea un piano sostanzialmente ricalcato su quello dell'ex governatore Antonio Rastrelli del 1992. Forse è necessario avere un peso nazionale: «Fare rete - prosegue Tommaso Sodano - impegnarsi contro quella che una volta era la contraddizione tra capitale e lavoro e adesso assomiglia sempre di più alla guerra tra capitale e territorio».
Amministratori provenienti da esperienze molto diverse, realtà di movimento che portano avanti una critica molto radicale alla politica centrale e locale: la sfida è capire se è possibile tenere la sintonia con il territorio.
Non sarà semplice ricomporre il quadro di un disegno comune: «Questo perché i governi, spinti da istituzioni sovrannazionali, innescano la competizione tra aree del paese. Vuoi attrarre risorse? Riduci il costo del lavoro, aumenta l'occupazione del suolo e delle coste, taglia il welfare, liberalizza i servizi. Le banche centrali hanno già scritto le prossime dieci finanziarie, ti soffocano con il patto si stabilità. Invece c'è bisogno di solidarietà tra territori. Bisogna però che tutti ripartiamo dal fatto che in Italia esiste una questione meridionale ancora da affrontare», dice ancora il vicesindaco.
Tutti presenti i partiti della sinistra, da Rifondazione comunista a Sinistra ecologia e libertà, Italia del valori e anche Partito democratico I loro rappresentanti si sono iscritti alla discussione dei tavoli tematici e i loro amministratori parteciperanno alla giornata. Ma, nel complesso, si disporranno più all'ascolto, rinunciando a qualsiasi pretesa di protagonismo.
Anche perché la partita e grande, e di certo parecchio oltre le tradizionali organizzazioni politiche. «Non lanceremo nessun movimento nazionale, come invece tutti si aspettano - mette le mani avanti Sodano -. Ma è evidente che c'è bisogno di un grande partito a sinistra, in grado di appoggiare le nostre battaglie in parlamento. Ad esempio quella della Fiom. Oggi a Napoli ci sarà una sinistra diffusa, attiva. A cui bisogna dare voce. Ma che comunque ha deciso di avere un ruolo nel futuro di questo paese».

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Thursday 26 january 2012 4 26 /01 /Gen /2012 20:22

I distretti industriali. Simbolo del boom economico del secondo dopo guerra, sembrano una delle poche realtà industriali a tenere botta all’epoca della grande crisi economica mondiale iniziata nel 2012.

Lo scorso anno, per intenderci, una delegazione di imprenditori cinesi, scortati dai dirigenti del governo di Pechino, ha girato in lungo e in largo per le centinaia di distretti industriali italiani, che hanno fatto della capacità di fare rete innovando un unicum mondiale. Confindustria lo sa: solo a novembre sono 181 le nuove ‘reti’ di aziende ante in Italia, che coinvolgono più di 800 aziende, in 82 province di 19 regioni dello Stivale.

Un patrimonio infinito: la concia delle pelli nel Veneto, le scarpe nelle Marche, le armi della Val Trompia, l’alta tecnologia di Catania, gli occhiali di Biella, il tessile di Prato e così via, in migliaia di produzioni nate da un legame unico tra un territorio e una produzione. Una storia incredibile, che adesso comincia a interessare anche la cultura. Il film L’Industriale, del grande Giuliano Montaldo, è un film che un tempo sarebbe stato dedicato a un operaio. L’intervista di Barbara Sorrentini, sul nostro sito, fa il paio con quella che accompagna il reportage sui distretti industriali nel numero di febbraio di E – il mensile, in edicola dal 25 gennaio: l’intervista a Edoardo Nesi.

Uno scrittore che ha saputo cogliere, nel suo Storia della mia gente, la crisi del distretto di Prato, che racconta però una storia che riguarda migliaia di altre realtà. Perché lo Stato italiano, come in mille altri casi nazionali, nei quali non siamo riusciti ad accorgerci di essere unici, è assente. Ecco che mentre si lavora di ingegno per non morire, i distretti rischiano di scappare via. Portando la loro competenza in Cina, in India, in Russia, in Brasile.

Un reportage, sul mensile, e un multimedia, sul sito, raccontano un viaggio nel cuore di un’Italia, che venne definita la Terza Italia, dopo la prima, quella del Nord-Ovest, il vecchio “triangolo industriale”, e la seconda, quella del Mezzogiorno, della fame di sempre. L’Italia dei sistemi di rete, l’Italia dei distretti industriali. Un viaggio in un’Italia che scompare, per lasciare magari ancora il passo a l’ennesima rivoluzione industriale frutto del colpo di genio di uno di quegli imprenditori raccontati da Montaldo, Nesi o da Emiliano Corapi che nel suo ultimo film, Sulla strada di casa,racconta la disperazione di un imprenditore abbandonato a se stesso.

Il reportage su E il Mensile, in edicola da oggi 25 gennaio

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Thursday 26 january 2012 4 26 /01 /Gen /2012 20:20
Roma. Una "movimentata" vigilia di sciopero generale

Blitz nelle sedi delle aziende in via di privatizzazione. Assedio e cariche della polizia in Campidoglio contro i senza casa. Contestato dagli studenti il ministro Profumo a Roma Tre. Domani la manifestazione nazionale e lo sciopero generale convocato dai sindacati di base.

 

I movimenti sociali della Capitale hanno occupato questa mattina contemporaneamente le sedi di Acea a piazzale Ostiense, Atac a piazzale degli Archivi e Ama a via Capo d'Africa, ossia delle aziende municipalizzate che dovranno essere privatizzate in base al decreto del governo Monti sulle liberalizzazioni. "Siamo cittadini e movimenti che oggi, nelle sedi delle tre più importanti aziende che gestiscono i servizi pubblici locali della nostra città, vogliono far sentire la loro voce - scrivono in un comunicato - Ama, Atac e Acea sono le nostre tre AAA, quelle che le agenzie di rating ci vogliono togliere e che noi siamo qui, in maniera pubblica, a difendere, per migliorarle e reimmaginarle, in un modo completamente opposto a quello che ci viene imposto dalle misure di questo e del precedente governo"."La gestione del ciclo dei rifiuti, del trasporto, dell'acqua e dell'energia - proseguono - appartengono alla categoria dei beni comuni e  come tali devono essere governati. La gestione di tali risorse ha implicazioni concrete sulla nostra vita quotidiana, non può rispondere alla logica del profitto e del mercato, ma deve essere interamente immaginata nell'ottica del miglioramento della qualità della vita della città intera. Noi vogliamo una città diversa che sappia lavorare alla drastica riduzione dei rifiuti, che sappia promuovere un sistema capillare di raccolta differenziata da opporre alla costruzione di nuovi inceneritori e all'apertura di nuove discariche. Abbiamo bisogno di una città in cui il trasporto pubblico sia gestito con l'obiettivo di diminuire le automobili in circolazione e quindi dei livelli di smog e inquinamento. Vogliamo che l'acqua sia gestita come 27 milioni di persone hanno chiesto nel referendum di giugno".


Intanto a metà mattinata centinaia di occupanti e senza casa si sono recati in Campidoglio per riporre con forza nell'agenda politica cittadina l'emergenza abitativa. Due settimane fa a Roma c'è stata una nuova occupazione abitativa in via Casal Boccone dove ieri pomeriggio si è svolta una partecipata assemblea popolare che ha rilanciato la mobilitazione. Questa mattina era prevista una nuova azione di lotta bloccata però da un ingente schieramento di polizia. A quel punto i movimento di lotta per la casa (Bpm, Asia, Cordinamento di lotta) si sono spostati in massa al Campidoglio dove però sono stati accolti dalle cariche della polizia che intende tenere lontani i senza casa dal Comune.


Protesta invece dei collettivi studenteschi che hanno accolto questa mattina l'arrivo del ministro dell'Istruzione Francesco Profumo all'università di Roma Tre per l'inaugurazione dell'anno accademico. Muniti di trombette e cartelli gli studenti all'arrivo di Profumo e di Romano Prodi hanno gridato slogan contro i privati nell'università. “L'eccellenza è pubblica, laica e di massa”, “prestito d'onore uguale regalo alle banche”, “c'è profumo di austerity”, sono gli slogan che si leggono sugli striscioni affissi all'interno dell'ateneo romano. «Il sapere non è una merce! Fuori i privati dall'università», è uno dei cartelli esposti dagli studenti dell'ateneo della capitale 'Roma Trè protestano davanti all'ingresso dell'ateneo contro l'abrogazione del valore legale del titolo di studio. Tra gli altri cartelli esposti «Tutto profumo ma niente arrosto», «Profumo di vecchio odore nauseante» e «C'è profumo di austerity». Tra gli slogan gridati dai ragazzi «I soldi per la scuola si devono trovare tagliando la spesa militare».


Domani nella Capitale è prevista la manifestazione nazionale promossa dai sindacati di base (Usb,Orsa,Slai Cobas, Unicobas, SiCobas, Usi) in occasione dello sciopero generale convocato contro le misure antisociali del governo Monti e i diktat dell'Unione Europea. L'appuntamento è alle ore 9.30 in piazza della Repubblica per andare poi in piazza San Giovanni, dove l'ultima manifestazione, il 15 ottobre, fu sciolta dalle cariche e dai caroselli dei blindati della polizia. Sono attesi migliaia di lavoratori, precari, disoccupati, attivisti sociali da tutta Italia. Ci saranno anche i movimenti di lotta per la casa, i comitati per l'acqua pubblica e i No Debito che hanno aderito alla manifestazione. Sulla vigilia dello sciopero generale e della manifestazione nazionale pesa la rabbia per gli arresti degli attivisti No Tav di questa mattina. Ma a pesare è soprattutto il contesto di tensione e conflitto sociale che si sta estendendo in tutto il paese coinvolgendo anche settori e categorie stroicamente e tradizionalmente lontane da quelle del movimento dei lavoratori e dei movimenti sociali così come li abbiamo conosciuti in questi anni. L'escalation dei prezzi, delle tariffe e delle imposte ha creato un cortocircuito con gli effetti devastanti dei diktat del governo e dell'Unione Europea sul piano salariale e dei diritti dei lavoratori "contrattualizzati" e dei pensionati e con il boom della disoccupazione - in particolare tra i giovani e gli over 50. Insomma si stanno determinando tutte le condizioni per un conflitto sociale esteso che rimetta in discussione le priorità imposte dai governi delle banche, in Italia come nel resto d'Europa.

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