Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.(E.GUEVARA)

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    DAL LEMENE AL TAGLIAMENTO
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    Presentata dal Gruppo consiliare della Federazione della sinistra, in Consiglio regionale del Veneto, la campagna di raccolta di 50.000 firme nel Veneto, a sostegno di 3 proposte di legge depositate alla Regione sui nodi della delocalizzazione, degli interventi a sostegno dell’occupazione  (blocco licenziamenti) e del reddito sociale.
    A supporto dell’iniziativa presentate, in qualita’ di co-promotori, le prime 100 firme di dirigenti sindacali. Molte di queste adesioni sono arrivate a seguito delle riunioni degli organismi di categoria convocate sulle tre proposte di legge a cui e’ seguita l’adesione.
    Da parte della Federazione della sinistra si fara’ in modo che la raccolta di firme, anche grazie alla disponibilità già dichiarata di molti sindacalisti, consenta di entrare direttamente in relazione con un gran numero di luoghi di lavoro.
    Fin dai prossimi giorni ci si adoperera’affinché la campagna sia diffusa ed articolata su tutto il territorio regionale del veneto, con banchetti, incontri pubblici e confronti.
    Nelle due feste, già concluse, di Marghera e Padova abbiamo avuto un anticipo della popolarità dell’iniziativa, raccogliendo pur senza pubblicità  migliaia di firme.
    All’inizio di settembre seguira’ un secondo appello, questa volta firmato dalla società democratica (cultura, associazionismo, comitati, ecc..), e verso fine settembre verra’ convocata un’assemblea dei cento primi firmatari per dare vita ad un luogo di confronto permanente.

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Presentazione

Sunday 7 february 2010 7 07 /02 /Feb /2010 21:01

http://www.venere.com/img/hotel/4/9/0/2/222094/image_hotel_exterior_frontview_1.jpg


di Francesco Piccioni

su il manifesto del 07/02/2010


Chi l'ha detto che contro le esternalizzazioni non c'è niente da fare? Sentite questa. L'hotel Royal Carlton di Bologna aveva licenziato 24 dipendenti che si erano rifiutati di passare sotto agenzie di servizio (Manutencoop e Gesconet). In pratica i servizi al «rifacimento camere», guardaroba, facchini e pulizia e manutenzione venivano ceduti in appalto a queste cooperative-holding, già protagoniste di numerose vertenze in mezza Italia.
Il Carlton, come noto, non è un alberghetto qualsiasi. Fa capo alla Ega, una società del gruppo Monrif, attiva anche nel campo dell'editoria (possiede il Resto del Carlino, la Nazione, Il Giorno, ecc). Ma soprattutto non è affatto in crisi. L'esternalizzazione viene infatti giustificata con non meglio precisate «esigenze di ammodernamento e innovazione» dell'organizzazione del lavoro. In pratica si tratta di trasformare dei contratti a tempo indeterminato (o «ipergarantiti», come direbbe l'ineffabile Brunetta) in contrattucci usa-e-getta, pagati un soldo al chilo. Non essendoci crisi, non vengono chiesti neppure gli ammortizzatori sociali o riduzioni d'orario. C'è solo da ricavare un bel risparmio gestionale per l'azienda, in barba a legi e contratti in vigore. Non proprio «ammodernamento e innovazione», ma un salto nei secoli bui del lontanissimo passato.
Cgil e Cisl, presenti con qualche iscritto, firmano un'ipotesi d'accordo con l'azienda. Con un referendum i lavoratori respingono nettamente l'accordo e seguono le indicazioni del sindacato di base RdB. Il Carlton non gradisce e prima licenzia il delegato sindacale, poi tutti e 24 i dipendenti. Parte naturalmente un lunga serie di mobilitazioni. Infine si arriva in tribunale del lavoro. Che giovedì ha sentenziato: i 24 dipendenti vanno reintegrati dal Carlton, che dovrà apagare anche le spese processuali. Luigi Marinelli (Rdb), è decisamente soddisfatto: «Questa sentenza è un importante precedente per estendere il contrasto ai processi di precarizzazione selvaggia». Le preoccupazioni, però vanno ora tutte al dpl collegato al lavoro che andrà in ultima lettura al Senato la prossima settimana. Nel silenzio più totale dei media padronali (e si capisce perché). Ma anche di sindacati e opposizione parlamentare.

Di rifondazione Porto-Concordia-Fossalta-Teglio-S.mic
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